Claude Champy, artista che si è formato negli anni sessanta all'Ecole d'Arts et Métiers di Parigi, e che ha avuto importanti riconoscimenti internazionali, ha creato per questa occasione vaselle sulla cui superficie gli smalti, a volte tracciati come un dipinto informale, altre con una elaborata tessitura, creano una materia densa, spessa, che plasma le forme in una complessità quasi barocca. Ciò che più colpisce nelle ceramiche di Champy è la pelle, il rivestimento di smalti che le cotture esaltano anche nel bianco e nero. La sua produzione è estremamente variata, sia nella tecnica che nelle forme: prende spunto da elementi naturali, e in questi casi ricerca la purezza e la essenzialità, oppure crea con estrema fantasia oggetti più complessi, dalle superfici incise, frammentate a craquelure, segnate in vario modo dal suo diretto intervento, ma anche da una certa imprevedibilità degli esiti finali.
Champy ha dichiarato di voler mantenere vivo il senso oggettuale di ciò che crea e in una intervista in occasione della sua presenza alla Biennale della Ceramica a Taiwan nel 2008, parlando del suo lavoro ne sottolinea la manualità, il piacere di toccare, di deformare, di mescolare e plasmare le terre. Le colorazioni delle sue opere sono spesso sobrie, monocromie - fino al bianco e nero - con sottili variazioni.

Nel 1963 frequenta l'atelier Penninghen et Danton.
Dal 1964 al 1968 prosegue la formazione frequentando l'École des métiers d'art di Parigi con Roger Waechter e Pierre Fouquet, il quale svela a Champy i segreti degli smalti. In questi anni entra in contatto con artisti ceramisti (Yves Mohy, Jean Linard, Anne Kjærsgaard, Élisabeth Joulia, Rémi Bonhert, Hildegund Schlichenmaier, Vassil Ivanoff, Jean e Jacqueline Lerat, Mestre, Bernard, ed altri artisti di levatura internazionale) i quali partecipano attivamente alle sue prime cotture, come Daniel Pontoreau, Pierre Beay e Nicole Giroud.
Dal 1971-1972 viene nominato capo atelier presso una ditta di ceramiche industriali a Clichy e, nel contempo, inizia a lavorare autonomamente costruendo il suo secondo forno a legna a Plasir, demolito solo nel 2004.
Dal 1973 partecipa ai Salons des Ateliers d'art a Porta di Versailles e Parigi dove conosce quelli che a breve diventeranno i suoi maggiori collezionisti.
Nel 1974 partecipa alla prima collettiva De la Céramique à la sculpture alla Galleria Noëlla Gest a Saint-Rémy-de-Provence, esposizione nella quale si ritrovano i nomi più
importanti della ceramica dell'epoca.
Nel 1975 riceve il diplôme d'honneur della Biennale Internazionale della Ceramica di Vallauris e viene organizzata una personale alla Galleria D. M. Sarver, una delle più
prestigiose e per anni principale luogo di diffusione della ceramica a Parigi.
Dal 1976 Champy diviene artista di fama internazionale con mostre personali organizzate in tutto il mondo. Gli anni Ottanta sono segnati da successi e grandi mostre come
quella dedicata alla ceramica francese allestita al Musée des Arts Décoratifs di Parigi, organizzata in occasione dell'assemblea generale dell'Accademia Internazionale di Ceramica (AIC) nel 1981, e nel 1983 con l'esposizione De la terre et du feu: 5 potiers contemporains nel Museo Nazionale della Ceramica di Sèvres.
Nel 1982 viene chiamato a rappresentare la Francia al Congresso del National Council on Education for Ceramics Art (NCECA) organizzato a San José, California.
Tra 1985 e 1988 viene nominato Cavaliere nell'Ordre des Art set Lettres e riceve il Gran Premio del Museo Santory di Tokyo. La notorietà negli anni si conferma, tanto da essere invitato a creare delle opere per il Museo della Ceramica Internazionale di Fuping, in Cina.
Nel 2010 una grande personale dal titolo Claude Champy. Terre Complice viene allestita a Sèvres - Citée de la Ceramique.

Le Opere esposte - 2014

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